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Jogging al Museo...
Venezia e la sua porta sulla terraferma: il Sestiere di Santa Croce
Cannaregio e i suoi campielli
Da sempre Venezia è conosciuta come la città del commercio per antonomasia. Il massimo splendore venne raggiunto durante il governo della Serenissima Repubblica...
...grazie alla grande abilità dei naviganti Veneziani vi era una floridissimo commercio con l’ oriente, da cui i Veneziani hanno tratto ispirazione nella costruzione di alcuni dei loro Palazzi e chiese. Basta entrare nella basilica di San Marco per rendersene conto, merci di ogni genere, stoffe pregiate, spezie, gioielli ed oro arrivavano giornalmente nell’ allora porto della Città, Rialto.
Molti mercanti stranieri, che si recavano a Venezia per condurre i loro affari, avevano dei "luoghi di scambio e alloggio" a loro dedicati: erano conosciuti come fondaci o meglio….fonteghi che deriva dal termine arabo Funduq (dimora modesta, locanda).
A tutt’oggi dei tre fonteghi "nazionali" esistenti rimangono il fontego dei "Tedeschi" a Rialto ed il fontego dei "Turchi" tra riva di Biasio e San Stae (ora sede del museo di storia naturale). Il fontego dei Persiani, che si trovava accanto a quello dei Tedeschi, è andato distrutto.
L’esistenza di questi tre Fonteghi riservati ai mercati di una specifica nazionalità era dovuto al grande volume di affari generato con queste popolazioni. Data l’importanza degli scambi questi palazzi sono stati eretti sul Canal Grande, da sempre la più importante "strada" di Venezia. La location, oltre ad essere estremamente prestigiosa, era anche legata alla comodità di poter arrivare con le navi (non si pensi che le navi di qualche secolo fa siano della stessa dimensione di quelle odierne!!!) direttamente sul luogo dove poi dovevano essere immagazzinati i beni.
Tre erano anche i "fonteghi" pubblici, il Fontego della Farina ed il Fontego del Curame (cuoio e pelli) in località San Silvestro a San Moisè, e a San Severo il "Fontegheto dell’Acqua Vita".
Questi palazzi erano quindi diventati un vero e proprio mercato/deposito, nonché primitivi "alberghi"(ma allo stesso tempo una sorta di Ghetti) per i mercanti stessi.
Notevole anche la presenza di Granai Pubblici, del deposito del "megio"(miglio) ancora esistente a San Stae e il Magazen del Sal ancora visibile a San Gregorio.
E come non ricordare la splendida icona del mercanteggiare Veneziano di Shakespeare nel suo Mercante di…Venezia (ovviamente!!!).
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